giovedì 24 ottobre 2013

Asti Capitale del “Bon Vive” tra Douja, Tartufi e Barbera

Asti Capitale del “Bon Vive”

tra Douja, Tartufi e Barbera

Monferrato Astigiano_Fiera_Andrea Marchisio

Primo post della serie “Alla ricerca del sapore perduto”

Nel panorama gastronomico ed enologico del Piemonte la Provincia di Asti merita sicuramente un occhio di riguardo, in nessun’altra provincia Piemontese e, forse, anche Italiana troviamo tante ricette, prodotti tipici, vini e tradizioni come in quella Astigiana. Da qui partiva la via delle acciughe con i mitici “ancioé”, qui è nata la Bagna Cauda, la sausa del povr’om….ma andiamo per ordine.

Asti la Capitale del “Bon Vive”

“El se fan sì bon vive en Ast com a gnun leu de Lombardia”.
Cos’ ha scritto tanti secoli fa Giova Giorgio Allione, commediografo astigiano, ricordando, con una punta di orgoglio che “si mangia così bene ad Asti come in nessun altro luogo della Lombardia, ossia dell’Italia del Nord.
E in effetti aldilà delle dichiarazioni di parte si può ben affermare che la fama di Asti come “Capitale” della gastronomia, “patria del buon vino”, “paradiso del cibo” e del buon vivere si basa su una antica, consolidata e inoppugnabile tradizione storica.

Le ricette tipiche di Asti e la sua Provincia

tanto per citarne alcune…

I Prodotti Tipici

  • La Bagna Càuda
  • Il Salame Cotto
  • I Paliotti e la Torta del Palio
  • La Polentina Astigiana
  • La Grissia d’Astesana
  • Il Sedano Dorato
  • Lo Spinacio Riccio di Asti
  • Gli Agnolotti
  • Il Tartufo Bianco d’Astesana
  • Il Bonèt
  • Il Torrone d’Asti

Tanto per citarne alcuni….

I Vini

  • Barbera d’Asti
  • Freisa d’Asti
  • Moscato d’Asti
  • Dolcetto d’Asti

Tanto per citarne alcuni…

La via delle Acciughe e il mito degli Ancioè

Come ricorda lo storico Rinaldo Comba già nel duecento esisteva una “strada del sale”  Piemontese che collegava Asti a Cuneo e proseguiva fino Nizza, attraversava la Provenza e giungeva alle “grandi saline” alla foce del Rodano.
Insieme al sale viaggiavano anche le acciughe del Golfo del Leone e a dorso di asino, attraversando le Api Marittime tramite le valli Maira, Stura, Gesso e Germanasca arrivavano nelle nostre provincie.
Il commercio delle acciughe era di vitale importanza per le popolazioni valligiane.

I più famosi, quelli che avevano il monopolio o quasi, erano quelli della Val Maira e della Valle del Po in quanto andavano ad approvvigionarsi direttamente nei porti della Provenza, ma non solo avevano già allora una capillare rete di vendita. Erano presenti in quasi tutti i mercati e ancora a metà 900 andavano i giro per le campagne, in bicicletta, a vendere le acciughe con il tipico bariletto di legno poi sostituito con quello in latta.

Per questo ad Asti e provincia sono molte le ricette che usano le acciughe le più famose la Bagna Càuda, le acciughe tartufate, le acciughe all’Astesana e l’inchioda.

I piatti unici delle Locande Astigiane

Come risulta da alcuni documenti di epoca Medievale, le antiche Locande oltre ad alloggio, alle stalle ai magazzini per le merci offrivano vino, pane, frutta e ogni tipo di alimenti per il vitto quotidiano “Vinum, panem, fructus ed omnia victualia”.

Si trattava in buona sostanza di piatti unici, semplici e nutrienti e che potessero essere conservati per più giorni per far si che ci fosse sempre un piatto pronto, freddo o veloce da scaldare per gli avventori.
I più tipici erano l’insalata di bollito, trippe con verdure e zampini, lingua o testa di maiale con i bagnèt.

Il Menù delle vecchie Osterie Astigiane

Le vecchie osterie avevano come scopo principale il sostentamento alimentare degli ospiti e tra i cibi, che più frequentemente offrivano, troviamo “Zuppe di pane” che avevano una lunga conservazione si scaldavano in fretta e senza problemi, “I grandi minestroni” di verdure e legumi con lardo, costine e cotiche, gli “Stufati e Brasati” cotti nel vino rosso, erbe e aceto, i “Carpioni” di pesce o uova fritte, i “Salami” quasi sempre quello cotto, e le immancabili “Acciughe” portate anche come antipasto accompagnando il vino.

Ogni ricetta, ogni prodotto, ogni vino ha una sua storia, un aneddoto e un perché.. ma mi fermo qui perché rischierei di stufarvi e poi questo è un post e per parlare a fondo del tema ci vorrebbe un libro, ma tornerò sull’argomento parlando della cucina povera, della cucina contadina, delle tradizioni culinarie Piemontesi e…come sempre alla ricerca del sapore perduto.

Se siete interessati a questo tipo di argomenti legati alla storia e cultura enogastronomica del Piemonte lasciatemi dei messaggi o mail mi invoglieranno a scrivere altri articoli sul tema e a non pensare che sia tempo perso.

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        Sergio

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