mercoledì 16 gennaio 2013

Grissino Rubatà di Chieri (PAT) del Piemonte

GRISSINO RUBATÀ DEL CHIERESE

Il grissino rubatà o robatà è uno dei più celebri e diffusi prodotti della gastronomia del torinese e uno dei più noti della cucina italiana all'estero.

Grissino Rubatà del Chierese        marchio Grissino Rubatà del Chierese

I grissini stirati e rubatà sono le due notissime varianti tipiche di Torino, lavorate e foggiate con tecniche diverse.
Il grissino Rubatà (in piemontese, letteralmente, "ruzzolato") è ottenuto per arrotolamento, da compressione manuale sul tavolo di lavoro, di lunghezza variabile dai 40 agli 80 cm, facilmente riconoscibile per le caratteristica nodosità, dovuta alla lavorazione a mano.

Il termine Rubatà deriva infatti da robat, attrezzo agricolo d'un tempo, munito di un grosso cilindro di legno che, trainato sul terreno lavorato, lo spianava per compressione.

Il Rubatà è dunque un particolare grissino o pane allungato. Tradizionalmente impastato a mano, con l'aggiunta di strutto oppure olio e strutto, viene cotto in forno a legna.
Il territorio di produzione è tutto il Chierese (da Chieri a Poirino e da Chieri ad Andezeno).

Il robatà di Chieri è incluso nella lista prodotti agroalimentari tradizionali italiani del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Questi grissini compaiono con il pane su tutte le tavole, hanno un ruolo di protagonisti con gli antipasti, vengono spezzettati nelle zuppe, accompagnano gli intingoli, dimostrano tutta la loro versatilità nelle merende sinoire.
Una sicura bontà che anche le manine più piccole non si lasciano sfuggire.

I produttori del Rubatà sono soci dell'Associazione Panificatori della provincia di Torino.

Gli ingredienti del grissino Rubatà sono: farina di grano tenero 0 oppure 00, acqua, lievito e sale, può contenere olio o strutto.

La Storia del grissino rubatà

Tradizionalmente la sua nascita si fa risalire al 1679, quando il fornaio di corte Antonio Brunero, sotto le indicazioni del medico lanzese Teobaldo Pecchio, inventò questo alimento per poter nutrire il futuro Vittorio Amedeo II di Savoia, di salute cagionevole ed incapace di digerire la mollica del pane. Il Re sabaudo Carlo Felice li prediligeva così tanto che, in palco, al Teatro Regio, ne sgretolava per passatempo.

Il successo dei grissini fu particolarmente rapido, sia per la maggiore digeribilità rispetto al pane comune, sia per la possibilità di essere conservato anche per diverse settimane senza alcun deterioramento. Il nome deriva da quello della ghërsa, il classico pane piemontese, di forma allungata.

Fra i grandi estimatori del grissino torinese, non si può non citare Napoleone Bonaparte, il quale creò, all'inizio delXIX secolo un servizio di corriera fra Torino e Parigi prevalentemente dedicato al trasporto di quelli che egli chiamava les petits bâtons de Turin.

Nel duomo di Chieri, in un affresco del battistero (XV secolo), c'è un personaggio che sembra mangiare un grissino.

Detto questo vediamo la ricetta per prepararci in casa i grissini rubatà.

 

Fonte: Wikipedia e Provincia di Torino

 

      Zia Fiorella

Nessun commento:

Posta un commento

Non inserire link cliccabili altrimenti il commento verrà eliminato.