lunedì 5 settembre 2011

Razza Piemontese, bovino autoctono del Piemonte

Razza bovina Piemontese
Origine e sviluppo della razza

La razza Piemontese deriverebbe da una popolazione autoctona di tipo giurassico dopo assorbimento di altri piccoli gruppi etnici locali (quello di tipo iberico, razza delle Langhe  e quello di tipo alpino, razza di Demonte) e popolazioni del ceppo podolico. I bovini Piemontesi raggiunsero una qualche uniformità, che ne giustificava l'appellativo di razza, soltanto alla fine dell'Ottocento. Pur essendo animali a triplice attitudine, con prevalenza del lavoro sulle altre due prestazioni, i bovini Piemontesi erano già molto apprezzati per la produzione di carne e latte.

Attorno al 1850, secondo Lessona e Paci si potevano distinguere due tipi: la cosiddetta "scelta di pianura", più pregevole, allevata nelle fertili pianure alla destra del Po, a mantello fromentino più o meno carico, di statura elevata per maggior sviluppo degli arti rispetto al tronco, buona produttrice di carne, con sviluppo notevole dei muscoli della coscia e della groppa ma, generalmente, mediocre lattifera; e una "ordinaria di collina" presente nelle Langhe e nelle zone collinari di Chieri, Moncalieri, Santena, del Canavese, simile alla prima ma più rustica, con attitudine prevalente al lavoro e con una produzione di latte sufficiente per l'allattamento dei vitelli. Pur distinguendosi per adattamento all'ambiente, questi due tipi presentavano caratteri fissi simili e tali da poter considerarsi appartenenti ad un'unica razza.

Nel 1886 comparve per la prima volta nel territorio del comune di Guarene d'Alba il carattere "groppa di cavallo", con muscolatura della coscia e della natica fortemente sviluppata, in contrasto con lo Standard in vigore allora. Solo più tardi il carattere ha destato l'interesse degli allevatori e degli scienziati e avuto un'influenza decisiva sull'evoluzione della razza.

Caratteri esteriori

Mantello: nel vitello alla nascita è fromentino carico e si schiarisce dopo tre mesi, specialmente nelle femmine; nella vacca, è generalmente fromentino chiaro, talora chiarissimo quasi bianco, ma non mancano soggetti a pelame più scuro; nel toro vi sono frequenti peli neri frammisti a quelli fromentini e, quindi, zone di grigio scuro attorno agli occhi, sul collo e sulle spalle e sulle regioni distali degli arti talora anche nelle facce laterali del tronco.

Pigmentazione: sono neri il musello, la lingua, il palato, il fiocco del prepuzio, la parte inferiore dello scroto, la mappa della coda, gli unghioni, gli unghielli e le aperture naturali.

Testa: ampia e quadrata, ben proporzionata con profilo diritto; la fronte è larga e piana; il sincipite ben pronunciato, con ciuffo di peli più lunghi fromentini; le corna, di medio sviluppo, sono dirette in avanti ed in alto, nere o nerastre fino ai venti mesi, poi giallastre alla base e nere in punta; nel toro piuttosto grosse e brevi. Le orecchie sono medie, mobili e orizzontali; gli occhi sporgenti e grandi, le narici ampie, il musello largo.

Collo: è, di solito, lungo e massiccio con pagliolaia sviluppata e pendente.

Tronco: torace ampio e profondo; regione dorsale allungata; regione lombare e groppa larghe, lunghe e orizzontali; ventre ampio; fianchi allungati; natiche dritte e discese; mammelle di dimensione ridotta con pelle fine e untuosa. La coda è lunga e il fiocco nero.

Arti: solidi, di medio sviluppo; appiombi regolari con andatura libera.

Rilevamenti biometrici Piemontesi adulti

Toro - Vacca

Altezza al garrese cm: 140 ± 5 - 130 ± 5
Lunghezza tronco cm: 170 ± 4 - 155 ± 10
Circonferenza toracica cm: 210 ± 8 - 185 ± 8
Peso kg: 850 ± 150 - 600 ± 100

Rispetto alla Piemontese migliorata, il tipo "comune" risulta più alto con testa meno leggera, scheletro più pesante, arti meno esili, addome meno retratto e pelle meno sottile.

Lo sviluppo dei muscoli della groppa, della coscia e della natica è molto meno accentuato, il tronco meno cilindrico e, quindi, il tipo morfologico risulta mesomorfo, rispecchiando le caratteristiche della triplice attitudine.

Caratteri produttivi

La produzione di carne è l'attitudine prevalente con incrementi ponderali giornalieri tra 1.000 e 1.300 g/dì nei maschi e 800 e 1.000 g/dì nelle femmine secondo le tecniche di allevamento e le potenzialità genetiche; le rese alla macellazione e il rendimento in tagli di prima qualità sono molto elevati. I prodotti ottenuti dalla Piemontese sono prevalentemente vitelloni pesanti macellati attorno ai 15-16 mesi sui 600-650 kg, vitelloni leggeri di 12-15 mesi sui 320-450 kg e vacche a fine carriera ingrassate.

Anche nella Piemontese comune, l'indirizzo prevalente è la produzione di carne (con pesi alla nascita e incrementi giornalieri inferiori). Con l'evolversi della razza, sono praticamente scomparse alcune produzioni tipiche (come i sanati, vitelli di latte di 3-4 mesi, i vitelli grassi castrati di 250-350 kg). Solo il "bue grasso" (manzo "di due denti" di peso vivo fino a 7-8 quintali) delle festività di fine anno, prodotto riconosciuto "piatto nazionale italiano" sta vivendo un nuovo periodo di successo e le tradizionali Fiere del bue grasso di Carrù (CN), Fossano (CN) e Moncalvo (AT) hanno ripreso quota.

Tabella: Pesi vivi medi di vitelli Piemontesi "della coscia" (kg)

Nascita maschi: 40-45
3 mesi: 120 ± 10
6 mesi: 220 ± 20
12 mesi: 450 ± 50

Nascita Femmine: 34- 40
3 mesi:100 ± 15
6 mesi: 200 ± 25
12 mesi: 350 ± 50

La produzione di latte è stata controllata fino al 1976 poi abbandonata; in base ai controlli un tempo effettuati, la produzione totale aumentava gradualmente da 1.900 a 2.500 kg passando dalla prima alla quinta lattazione (Raimondi, 1965, Berra e coll., 1987).

Alcuni controlli realizzati recentemente su soggetti iscritti al Libro, ad opera delle APA di Cuneo e Vercelli, confermano il livello produttivo medio di 2.200 kg con punte di 3.000 kg/lattazione (vedi Tab.5). Un'indagine svolta nel 1994 in 15 allevamenti della provincia di Torino dove si pratica ancora la mungitura ha messo in evidenza una situazione molto più critica: oltre la metà delle bovine controllate non ha superato i 200 giorni di lattazione e la produzione media si è attestata tra 1.364 kg in 1a lattazione e 1.808 kg in 5a lattazione (Berra, Di Stasio, 1995).

Vari formaggi tipici del cuneese come il raro e pregiato Castelmagno , il Bra e il Raschera sono preparati prevalentemente o in parte a partire da latte di bovine Piemontesi. Il calo produttivo della razza Piemontese rischia, quindi, di influire anche sulla qualità oltre che sulla quantità di questi prodotti caseari tipici. La composizione del latte appare ottima e le percentuali di grasso e proteina, superiori a quelle riscontrate in razze più produttive (Liberatori, 1990). Interessante appare anche la variabilità genetica individuata tra soggetti di allevamenti diversi relativamente ai loci lattoproteici (varianti caseiniche in particolare) (Caroli, 1992).

Tabella: Produzione lattea bovine Piemontesi (dati AIA)

Anno
1993 1994 1995 1996 1997

n° controlli
11 – 24 –17 – 18 -20

kg latte
2.718 - 1.684 - 1.731 - 1.677 - 2.269

% grasso
3,53 - 3,50 - 3,58 - 3,72 - 3,79

% proteine
3,48 - 3,43 - 3,62 - 3,63 - 3,69

Caratteri riproduttivi

L'efficienza riproduttiva delle bovine è condizionata da alcuni parametri quali l'età al primo parto, la durata d'interparto, il numero d'inseminazioni necessarie per una gravidanza, il numero di parti e quindi la longevità del soggetto, oltre che da fattori gestionali quali tecniche di allevamento e alimentazione.

Nella Piemontese, in base a dati rilevati nel decennio 1958-1968 (Raimondi, Auxilia, 1972) l'età media al primo parto si collocava intorno ai 31 mesi essendo correlata all'età al 1° servizio o inseminazione (22 mesi circa). Già allora, si rilevava la tendenza degli allevatori a ritardare -rispetto al passato- l'età al primo parto. Ciò, verosimilmente, in relazione con il progressivo diffondersi di tori Piemontesi del tipo da carne. La durata d'interparto media era di 407 giorni, il periodo di servizio di circa 115 giorni.

Un'indagine più recente sull'efficienza riproduttiva della Piemontese (Albera, 1994) indica un periodo interparto medio di 413 giorni e un periodo di servizio di 123 giorni a fronte dei 70-80 giorni considerati ottimali. La situazione gestionale della riproduzione non si è, quindi, modificata molto. Il numero medio di inseminazioni/gravidanza è di circa 1,5.

La distribuzione dei parti nei vari mesi dell'anno è risultata piuttosto regolare, a differenza di ciò che succedeva tempo fa, quando venivano concentrati i parti nel periodo invernale. L'ordine di parto medio è 4, con una età alla riforma delle bovine di circa 7 anni, tuttavia frequentemente vengono riformate dopo 6-8 parti, ad un'età anche superiore ai 10 anni.

Consistenza e distribuzione geografica

Nel corso dei secoli, il patrimonio zootecnico del Piemonte ha subìto importanti variazioni, soprattutto in relazione agli eventi bellici e alle malattie infettive del bestiame.

Nel 1734 fu effettuato un censimento che forniva i primi dati sui capi bovini complessivamente allevati nelle terre degli antichi domini, (ad esclusione di Novara, Tortona e l'Oltre Po), risultati poco più di mezzo milione. All'inizio del nostro secolo, la consistenza numerica della Piemontese ammontava a 680.000 capi, quota pari al 55,4% dei capi bovini regionali; era diffusa prevalentemente nelle province di Cuneo e Asti (90%) e in misura minima in quelle di Torino, Alessandria e Vercelli.

Nel 1985, l'ANABORAPI valutava ancora la consistenza della razza intorno ai 600.000 capi mentre nel 1996, in base all'Anagrafe zootecnica veterinaria, la consistenza della Piemontese, nella nostra regione, era di 328.408 capi distribuiti in oltre 15.000 allevamenti principalmente nelle province di Cuneo (65%), Torino (21%) e Asti (9%); alcuni allevamenti sono presenti anche nelle altre province.

La Piemontese migliorata è allevata in aree di pianura e collina, mentre la distribuzione della Piemontese "comune" interessa prevalentemente le vallate alpine del Cuneese. Difficile oggi definire la quota di Piemontese migliorata (in ogni caso nettamente prevalente) da quella di "Piemontese comune". Secondo Succi, quest'ultima sarebbe di appena il 5%. In base al censimento realizzato su un campione di oltre 100.000 capi ad opera dei veterinari delle ASR nell'ambito di questo studio, i Piemontesi comuni sono rappresentati da circa 13.000 capi distribuiti nelle province di Cuneo, Asti e Vercelli.

Distribuzione degli allevamenti di Piemontese (%)

<20 capi: 50
20-50 capi: 33
51-100 capi: 10
>100 capi: 7


     Zia Fiorella

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